Tra i nuovi termini in uso, dovuti all’attenzione sempre maggiore verso le tematiche ambientali, ce n’è uno particolarmente recente e interessante, quello di “isola di calore urbano” in inglese “urban heat island”. Si tratta di un fenomeno che si verifica quando, a causa della forte concentrazione di asfalto e cemento nelle aree urbane, queste tendono a riscaldarsi più velocemente rispetto alle zone rurali circostanti.
Tra le cause principali vi è sicuramente quello dell’alta concentrazione di edifici, strade, in cui palazzi e infrastrutture artificiali sostituiscono la vegetazione. Inoltre, la presenza di grandi superfici asfaltate non impermeabili, non consente al suolo di rilasciare umidità, cosa che contribuirebbe a ad abbassare la temperatura circostante.
Secondo un’analisi della Coldiretti Puglia, ogni abitante dispone in media di appena 10 metri quadrati di verde urbano, con situazioni preoccupanti in città come Bari (9,2 m²), Foggia (9 m²), Taranto (14,4 m²), Lecce (9,6 m²) e Brindisi (11,9 m²).
Le tecniche di edilizia e la progettazione urbana sostenibile sono essenziali per affrontare problematiche ambientali di questo tipo. La pianificazione verde diventa fondamentale per bilanciare sviluppo e sostenibilità e dunque l’adozione di una pianificazione urbanistica intelligente, che include la distribuzione strategica di edifici, aree verdi e spazi pubblici,
A livello di progettazione degli edifici, per esempio, si può lavorare sulla ventilazione naturale e sull’orientamento degli edifici stessi. Attraverso la disposizione strategica delle finestre e l’uso di materiali termicamente isolanti si può ridurre la necessità di raffreddamento artificiale. L’uso di materiali riflettenti (cool roofing) ad esempio per i tetti che riflettono maggiormente la luce solare, come vernici riflettenti o materiali ad alta albedo (che riflettono il 70-90% della luce solare), può ridurre significativamente l’assorbimento di calore negli edifici.
Che dire a questo proposito delle nostre aree rurali che fortunatamente non risentono della cementificazione di massa e dunque delle conseguenze negative sul nostro ambiente di campagna?
Nonostante sembrino approcci separati nel luogo, nel tempo e nella tecnologia, ci sono alcuni aspetti in cui le tecniche di costruzione usate, ad esempio, per i nostri trulli possono essere pionieristiche in termini di architettura adattiva. I trulli sono costruiti in pietra calcarea, un materiale naturalmente traspirante che permette agli edifici di “respirare” e di mantenere una temperatura interna relativamente stabile. La pietra ha una buona capacità di inibire il riscaldamento eccessivo durante l’estate e di mantenere il calore durante l’inverno. Questo è simile alle moderne tecniche di edilizia passiva che cercano di sfruttare materiali ad alta massa termica per stabilizzare la temperatura interna. Pensiamo, inoltre, alla forma conica del trullo che facilita la circolazione dell’aria e la ventilazione naturale, riducendo la necessità di raffreddamento artificiale. I tetti dei trulli, tipicamente costruiti con lastre di pietra, hanno una certa capacità di mantenere il fresco all’interno durante le ore più calde.
I trulli possono essere considerati un esempio antico di architettura adattiva che ha risposto efficacemente alle condizioni climatiche locali, le cui finalità sono alla base delle tecniche costruttive contemporanee che mirano a ridurre l’impatto ambientale in termini di sostenibilità e riduzione del calore urbano.
